24 ore di celebrità
Domenica 6
maggio 1860, nella tarda mattinata, i cittadini di Salemi che
sostavano nell’attuale piazza Libertà, assistettero ad uno
spettacolo che non avrebbero dimenticato facilmente. Un drappello di
circa una dozzina di gendarmi borbonici trascinava un uomo con le
mani legate dietro la schiena, che piangeva a dirotto, proclamando
la sua innocenza. Lo spinsero contro il muro adiacente alla chiesa
di S. Antonino, lo bendarono e dopo qualche minuto una raffica di
pallottole lo uccise. Doveva essere un ammonimento per i salemitani,
ma appena una settimana dopo, il 13 maggio, i paesani si affollavano
intorno ad un certo Garibaldi, la cui fama era arrivata fino alle
nostre terre, come ad una specie di grosso bandito, perché il
termine patriota era sconosciuto ai più. Il marchese ospitò nella
sua casa il generale e i suoi ufficiali. Un ricco possidente si
presentò seguito da circa 200 contadini armati (chi di schioppo, chi
di bastone) e chiese l’onore di dividere con i Mille il primo
combattimento. La notizia si propagò in tutta la zona rapidamente e
le “azioni” dei garibaldini salirono alle stelle. Per una volta
tanto, la “saggezza” tradizionale “era andata a farsi benedire”.
Non si era tenuto conto del proverbio “meglio il cattivo conosciuto
che il buono da conoscere”. Il trattamento che era stato inflitto a
quel poveraccio, era vivo nel ricordo di tutti e, in caso di
sconfitta, molto probabile, sarebbe stato riservato dai gendarmi a
molti giovani patrioti; eppure avevano preferito correre un rischio
mortale.
Ma la loro
splendida follia è stata quella che ha portato ad una svolta
decisiva per la formazione dell’Unità d’Italia di cui, col proclama
di Garibaldi del 14 maggio, per un giorno e mezzo la nostra Salemi è
stata capitale. È l’unica pagina gloriosa della nostra storia locale
di cui andiamo orgogliosi, anche a distanza di 150 anni.
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