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AAA Affittasi Camera a Studenti
Era il 21 agosto del
2000. Faceva molto caldo quel giorno e per me la città sembra una
grande fornace sconosciuta. Ero partito dal paese la mattina presto
per intraprendere il mio giro disperato alla ricerca della casa
maledetta e adesso erano le 12.30. Mi fermai ad un bar e presi un
panino, una coca ed un caffè. C’era poca gente in giro sia per
l’orario che per il mese estivo in cui tutti si riversavano sulle
spiagge o in un qualsivoglia luogo ameno alla ricerca di un po’ del
termine che i telegiornali rispolverano ogni estate facendone uso e
abuso: refrigerio.
L’unico pirla in città,
in giro per le strade nell’ora di massima afa ero io. Tenendo sotto
braccio in giornalino degli annunci economici mi spostavo come un
postino di casa in casa. Leggevo l’annuncio, facevo il numero, drin
drin e aspettavo (c’era scritto telefonare ore pasti, l’orario era
giusto) drin drin, “Pronto!?!?”, quasi in automatico “Pronto
buongiorno! Io chiamo in merito all’annuncio per la camera…” “È già
stata presa!”. Tu tu tu. Annuncio tagliato. Leggo, compongo,
drin drin “Pronto?!?” “Già presa”, “Pronto?!?” “Già presa”. Il suo
credito telefonico è esaurito. Tabacchino, ricarica. Leggo e
compongo.
Finalmente la signora mi
disse che la camera non era stata presa. “Posso venire a vederla? Mi
trovo in zona”. “Certo l’aspetto”. Ore 16.00 sono in via
Vattelappesca n. 13. Suono al citofono “Sucameli”, il portone si
apre ed una voce dalla tromba delle scale mi invita a salire. Una
vecchia signora dall’aspetto severo si sofferma a guardarmi, mi sta
analizzando, dopo qualche interminabile secondo mi saluta tendendomi
la mano callosa. “E così lei è interessato alla camera?”, “Beh,
credo di si Signora, ma prima dovrei vederla”, “Certo, certo. E lei
è uno studente o un lavoratore?”, “Uno studente”, “mmmm, e che
studia?” “Quanti anni ha?”. Le domande si susseguono inesorabili, io
rispondo garbatamente ma comincio a sentirmi a disagio. Sta vecchia
è una gran scassa palle. “Bene. Le mostro la camera. È
nell’appartamento di sopra”. Cazzo! devo stare in una casa con la
padrona sotto il culo che verrà a lamentarsi ad ogni minima scusa.
Saliamo di sopra. Un appartamento vecchio, in una casa vecchia, che
puzza di vecchio e di proprietà di una vecchia. La vecchia mi mostra
le camere e i servizi cominciando ad elencarmi il suo regolamento
“Mi raccomando! Qui non si fa tardi che sotto c’è gente che vuole
dormine. Sarebbe meglio (cioè: è obbligatorio) che non vengano
estranei e non ammetto che pernotti nessun altro e nessuna
festa!!!”, io abbasso la testa come se condividessi, “Lei è qui per
studiare,e basta! Lo dico per lei! I suoi genitori sarebbero
d’accordo con me”. Mi sforzo con tutto me stesso per accennare un
sorriso che esprima profonda gratitudine e serietà. “Mi sembra che
abbiamo visto e chiarito tutto”. La vecchia sorride (ed è ancora più
inquietante) e mi invita a scendere nel suo appartamento. Mentre mi
porge una tazzina di caffè (il più schifoso che abbia mai bevuto)
ribadisce velocemente le sue regole per poi passare all’aspetto
economico. Un mese di caparra, il mensile anticipato e un avviso di
almeno 4 mesi prima di lasciare la camera. Contratto? Per carità! La
vecchia è tanto precisina ma per quanto riguarda i soldi è giusto
che se l’intaschi tutti, puliti puliti. “Bene Signora. La ingrazio,
ma adesso devo andare”. Mi avvio verso la porta. “La camera mi
sembra perfetta, ma ora ne devo parlare con i miei, d'altronde sono
loro che mi …”, “Capisco benissimo. Se vuoi (ora mi da del tu) mi
fai chiamare da tuo padre per rassicuralo. Sei un ragazzo serio e
giudizioso e ti troverai bene qui”. Dove cazzo è la maniglia. “Ne
parlerò con loro e magari la farò chiamare”. “Mi raccomando, fai
presto a darmi la conferma che sono in molti gli interessati.” Come
no. “Comunque tu sei in cima alla lista”. Ancora quel sorriso
rivoltante. “Grazie e a presto”. Scendo le scale. Un gradino, 2, 3,
comincio a correre e saltare da una rampa all’altra. Il portone
scatta e sono fuori. Aria! Finalmente aria! Quella puzza di vecchia
mi stava soffocando. Me la sento addosso, sui vestiti. Speriamo che
con una doccia vada via. Mi volto verso il citofono e leggo la
targhetta “Sucameli”. “Si certo. Col cazzo che ti richiamo!”.
Esco da
quella strada e ritorno verso il bar. Sono le 17.00. Riapro il
giornale e provo l’ultimo numero. Dov’è? Ah eccolo. Era proprio
sotto: Affittasi camera a studenti, in via Vattelappesca n. 13.
suonare Sucameli.
di
Nik
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